La casa delle Playgirls, nuovo Reality su Odeon

Che il Reality Show rappresenti ormai la nuova tendenza dominante della televisione italiana, al punto da diventarne cavallo di battaglia nella frenetica lotta per la conquista degli ascolti non e’ certo un segreto per nessuno. A nessuno infatti puo’ essere sfuggita la gigantesca campagna mediatica e pubblicitaria che ha accompagnato la nascita dell’edizione italiana del Grande Fratello, ormai arrivato alla quarta edizione dopo aver trasformato personaggi da televendita locale in divi nazionali capaci di influenzare mode e comportamenti di milioni di persone, soprattutto giovani.

E neanche i detrattori a tutti i costi hanno potuto fermarlo: piu’ ne parlavano male, piu’ comunque se ne parlava ed il messaggio arrivava ad altri che, evidentemente, erano pronti e ben disposti a riceverlo, come prova il grande successo della trasmissione e soprattutto la sua presa nella cultura italiana e nell’attualita’.

E piu’ o meno lo stesso e’ accaduto ai diversi fac-simile con i quali le emittenti hanno hanno presto cercato di cavalcare l’onda: Survivor, L’isola dei famosi, la talpa, la fattoria e financo le parodie come La Grande Suocera e L’Isola dei Fetusi, ad opera di Striscia e Mai dire Grande Fratello.

Del resto anche i numerosi e piu’ tradizionali programmi che affollano il piccolo schermo, hanno ben presto rinnovato la propria interfaccia col pubblico inserendo nei loro copioni come elemento spesso centrale e caratterizzante, la ripresa di persone apparentemente “comuni” riprese in situazioni apparentemente “reali” ma sottoposte all’attenzione, all’analisi e soprattutto al giudizio del pubblico, che ha cosi’ l’impressione di osservare la vita di tutti i giorni, la propria vita e quella di amici, parenti e conoscenti, come in vetrina od allo zoo e la piacevole sensazione di poter giudicare e decidere senza subirne dirette conseguenze (sorvolando sul costo dei numeri telefonici da contattare per esercitare fino in fondo questo illusorio potere).

Che tutte le cavie di questo zoo umano siano spontanee ed estranee alla televisione e’ ovviamente del tutto falso e arcinoto, che le situazioni siano reali o anche solo verosimili pure. Ma non conta, quello che conta e’ l’impressione della realta’ data all’odience sia essa consapevole del trucco o meno.

Quello che invece e’ molto meno noto e che, proprio a Milano, la citta’ che attraverso le sue emittenti ha lanciato e conduce la sfida del reality e’ stato avviato il primo reality show sexy d’Italia.

Si chiama La casa delle PlayGirls ed e’ una produzione Odeon TV condotta assieme a Tattilo Editore che prevede anche il rilancio della storica testata erotica Playmen, che negli anni settanta contese a colossi come Playboy e Penthouse il primato nel settore del sexy glamour.

Non a caso, anche all’interno di Odeon il nuovo reality fa parte della Playmen TV.

Nella produzione Odeon ha mobilitato una troupe’ di 50 tra tecnici ed assistenti, e procurato il sito: una villa con parco annesso a Zibido San Giacomo, Milano.

L’idea e’ quella di creare un reality show a luci “rosa” da servire nella fascia non protetta ma comunque estraneo alla pornografia quanto piuttosto caratterizzato come evento sexy/glamour.

Ma che cos’e’ la casa delle playgirls?

L’idea puo’ non sembrare nuova:

10 belle ragazze, chiuse per tre mesi in una villa suburbana, costantemente riprese e da televotare, o giudicare attraverso altri canali dell’interattivita’; il tutto presentato da una “madrina” della trasmissione, che va in onda per mezz’oretta ogni giorno salvo il sabato quando c’e’ la diretta di due ore con votazioni e commenti.

Tutto gia’ visto allora?

Niente affatto.

Innanzitutto la compagnia e’ meno eterogenea di altre gia’ viste nei vari palinsesti: Qui i personaggi che popolano la “casa” come la definirebbe Daria Bignardi con la sua ormai storica inflessione torinese, sono tutte ragazze, tutte belle, tutte giovani e, soprattutto, tutte  li’ per posare da “PlayGirls” ovvero dare vita ad uno spettacolo, sia pur con parvenza di reality, sexysoft a luci rosa.

Rispetto ad altri show cade dunque la pretesa della normalita’: Le ragazze riprese non sono ragazze di tutti i giorni, non sono famose, certo, ma non si atteggiano a pretendere di simulare situazioni quotidiane: nella loro esuberante femminilita’ sono consapevoli di incarnare, e mai verbo fu piu’ azzeccato, uno spettacolo sexy.

In secondo luogo qui non si elimina nessuno: ci sono i voti per decidere chi meglio interpreta il suo ruolo sexy, ma nessuna viene cacciata e tutte saranno assieme sino alla fine, salvo ripensamenti.

Infine la casa non e’ del tutto isolata: Le ragazze possono uscire, per rientrare poi con novita’ e spunti interessanti e si possono anche, in determinate occasioni, ricevere ospiti e dare feste.

Ma anche la madrina della trasmissione non e’ la Bignardi o Barbara d’Urso: La modella Melanie Alyssia Moore, bella, dolce e maliziosa sexy playmate che correda ogni puntata con le sue sexy lezioncine sul sesso e sulla sessualita’ femminile in abiti succinti e pose provocanti non e’ certo la solita presentatrice TV

La vera novita’ e’ dunque proprio questo consapevole ruolo delle Playgirls di essere attrici, attrici di un sogno ben chiaro nella mente dei telespettatori, dieci splendide disinibite ragazze in una villa con parco d’estate.

A riprova della genuinita’ delle playgirls il fatto che nelle schede voto nelle quali vengono presentate, a ciascuno dei loro nomi e’ abbinato un aggettivo: sportiva, dominante, timida, verace, rompiscatole… un ulteriore conferma del fatto che le ragazze sono li’ per fare qualcosa e non per far finta di essere messe alla prova da una presunta congiuntura nella quale mettere a nudo i propri sentimenti. Niente di tutto cio’ conta, sappiamo gia’ prima come sono le ragazze, ci viene anticipato dalla loro scheda che si trova anche su internet e viene ribadita ad ogni spot del programma. Quello che conta e’ la loro capacita’ di sedurre, intrigare, eccitare.

Di concretizzare un sogno.

Nessuna pretesa di scimmiottare qualsivoglia quotidianita’ dunque; il luogo, i gesti, i dialoghi possono esse quotidiani, ma e’ la situazione in se ad essere chiaramente, apertamente e senza mistificazioni impostata per un fine ben determinato: l’erotismo.

Non consegnato fatto e finito come nel porno, che spesso lascia indifferenti proprio perche’ niente viene lasciato all’immaginazione, ma al contrario solo suggerito dalle 10 belle ragazze, dall’ambiente e dalla situazione: poi e’ l’immaginazione dello spettatore che deve fare il resto.

Le avvenenti ragazze aiutano, con esibirsi seminude, col partecipare a giochi acquatici, a sport che ne sottolineano forme e movenze, a lotte nella schiuma e a discorsi piccanti, ma la pornografia non centra, e nemmeno l’erotismo esplicito: qui l’eros e’ solo accennato, suggerito, sia pure con forza ed efficacia e proprio in questo risiede l’interesse del programma.

Programma che, ritengo, e’ da un punto di vista qualitativo migliore degli altri reality show visti sin ora proprio perche’ più onesto nel porsi uno scopo e piu’ esplicito nel conseguirlo. Quando poi lo scopo e’ l’erotismo, o meglio il suggerimento e l’allusione all’erotismo in modo soft e pacato e’ chiaro che il programma non puo’ che farsi ancora piu’ interessante.

E’ eccitante e rilassante allo stesso tempo guardare queste belle ragazze crogiolarsi al sole, chiacchierare dolcemente, spettegolare in allegria, dimenarsi esaltando le proprie procaci (e naturali) forme procaci. E come sono tenere, a volte!

Di tutti le immagini mi piace ricordarne una in particolare: Due delle PlayGirls in che parlavano di un tema sessuale arcinoto come il dibattito sulla maggiore o minore importanza delle dimensioni del membro maschile rispetto alla destrezza del proprietario.

Gli alfieri del perbenismo benpensante grideranno allo scaldalo, perche’ nella loro ottusa (o faziosa ed in malafede) rigidita’ (che non ne sappiano avere altre?) non riusciranno (o non vorranno) saper leggere la cosa per quello che in effetti e’: un tema del quale tra amici si parla e si scherza spesso, anche tra sole ragazze malgrado ben poche ammettano di affrontare discorsi simili tra amiche, il che e’ ridicolo perche’, dall’altra parte, i maschi lo sanno benissimo.

Ecco perche’ una scena come quella mi ha colpito, mi ha dato quello che normalmente non posso avere: partecipare ad una discussione di sesso per sole donne, il cui tenore nella realta’ cambia inevitabilmente (quando non si interromple di colpo, come nella maggioranza dei casi!) se alla stessa prende parte anche un uomo. E poi, quelle due belle ragazzone in topless che si dondolano dolcemente in altalena chiacchierando amabilmente di membri maschili e prestazioni in termini cosi’ genuini nella quiete di un pomeriggio estivo, mi hanno fatto una tenerezza incredibile!

In definitiva, la casa delle PlayGirls e’ un dolce inno alla genuina femminilita’ oggi quasi scomparsa dalla televisione, dove la bellezza del corpo femminile viene o esposta sic et simpliciter, o brutalizzata dal porno oppure, ed e’ di gran lunga la peggiore di tutte le cose, soffocata nella disgustosa melassa del politically correct tramite l’ostentata e artificiosa ricerca a tutti i costi di una giustificazione psicologico-culturale da accompagnare all’esibizione di un bel corpo femminile: Come se fosse riprovevole mostrare due belle tette senza dimostrare a tutti i costi che il farlo e’ cosa degna dell’intelligenza di Einstein dell’arte di Michelangelo o della bonta’ d’animo di Madre Teresa.

Una prova, esemplare quanto demenziale di questa tendenza il ridicolo, penoso, patetico esame di cultura generale cui vengono sottoposte le aspiranti miss Italia, e che viene puntualmente sottolineato e sbandierato a riprova del buonismo e del perbenismo del polpettone TV Miss Italia; ma mi dite cosa diavolo c’entra la cultura con un concorso di bellezza???

Solo un idea demenziale come la Political Correctness poteva partorire, anzi abortire una simile oscenità. E questa si che e’ un oscenita’, perche’ offende l’intelligenza: perche’ mai una ragazza che partecipa ad un concorso di bellezza dovrebbe dimostrare di essere colta? Per quale motivo al mondo? E poi con un quiz a crocette? Un concorso di bellezza e’ un concorso di bellezza, non bisogna a tutti i costi dimostrare che le ragazze sono colte per paura di essere accusati di volerle ridurre a donne-oggetto. Non si vuole dire che non possano essere colte, solo che non c’entra assolutamente niente con una gara di bellezza.

 Come se il bello e sensuale e basta non avesse senso da solo, ed anche questo e’ una delle piu’ aberranti creazioni del politically correct, che impone, aldila’ di ogni motivo razionale, che una bella donna debba per forza dimostrare di essere anche intelligente, che del buon sesso debba per forza essere accompagnato da una stroria d’amore esemplare. Come se sesso e bellezza non avessero senso da soli.

Assurdo.

E il tragicomico e’ che chi non la pensa cosi’ e’ solitamente ben lungi dal comportarsi nello stesso modo ottuso pretendendo che sesso e bellezza esistano esclusivamente da soli e mai accompagnati da amore e intelligenza.

A chi invece sa ancora usare il raziocinio anche in queste tematiche e cerca pacificamente un sano e semplice inno all’erotismo ed alla femminilita’ consiglierei dunque volentieri il programma.

Ma non si puo’ non menzionare anche la location:

Una villa con parco annesso nei pressi di Zibido San Giacomo, nell’hinterland milanese meridionale, tra Binasco e Milano citta’ lungo la strada che porta a Pavia tagliando il Parco Agricolo Sud Milano e dunque la bassa lombarda.

Un settore dell’area metropolitana di Milano molto diverso dalla media, dominata dalla grande concentrazione urbana; qui la metropoli dispone ancora di uno spazio suburbano che conserva in parte i tratti della storica campagna milanese e puo, in certe circostanze, dare l’impressione di essere fuori dal tempo.

Anche Milano dispone dunque, col Parco sud Milano, di una dimensione suburbana piu’ naturalistica, agreste che puo rappresentare per la citta’ quello che l’estremo nord di Long Island rappresenta per la Metropolitana Statistical Area di New York o il parco di Versailles per la Grande Parigi: Una porzione di retroterra dove conservare paesaggi senza tempo, o meglio cristallizzati fuori dal tempo, che offrano ai cittadini, abituati a vivere la maggiore convenienza di un tipo di sviluppo diverso, il sogno di un luogo senza tempo, come e’ sempre stato il concetto alla base della ricerca di una residenza suburbana.

Dalle residenze nei dintorni della Roma imperiale dei primi secoli dopo Cristo, alle corti dei castelli del basso medioevo poco discosti dalle citta’ di riferimento, alle ville con parco e giardini intorno alla rinascimentale Firenze del ‘400, alla regione di Parigi prima della Rivoluzione ed infine alle ville di Long Island dei newyorchesi degli anni ’30 ed alle megaville degli anni d’oro di Hollywood, nell’area di Los Angeles.

Cos’hanno in comune tutti i questi posti e cosa c’entrano con La Casa delle PlayGirls?

Molto semplice: Hanno tutti finito per diventare, e sono poi sempre stati nella memoria collettiva, luoghi di delizie dove l’erotismo ha sempre rappresentato il tema di fondo insieme alla caccia, alla buona tavola, ai giochi, agli spettacoli, alle delizie appunto.

Un altro esempio di allusione perfettamente riuscita.

Una sola cosa ancora non mi e’ chiara:

Come mai cosi’ poca pubblicita’ intorno all’evento?

Le premesse non mancano, i fondi non dovrebbero, il sexy business ha dato vita a veri e propri colossi editoriali e mediatici, a saperlo sfruttare.

D’accordo, non siamo in America, ma almeno un po’ di visibilita’ in piu’ ce la si potrebbe attendere, con un po’ di pubblicita’ fatta con un minimo di intelligenza ed astuzia.

O forse c’e’ la paura dei detestati censori del politically correct, la peggiore invenzione occidentale di tutti i tempi?

Mi auguro di no.  
Andrea

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